Psicomotricità

L’attività psicomotoria relazionale accompagna il bambino/adolescente nella sua integrità psicofisica, qualsiasi sia il grado intellettivo, affettivo o motorio, nel suo percorso di sviluppo, aiutandolo ad interagire in modo armonico con il mondo (con lo spazio, con il tempo, con gli oggetti e con gli altri).

Il bambino muovendosi con il proprio corpo esplora sé stesso e l’ambiente circostante e si relaziona strutturando il proprio pensiero senso motorio in maniera progressiva dall’egocentrismo primario all’elaborazione del mondo esterno. E’ così che avviene la separazione e l’oggetto diviene oggetto permanente, si tratta quindi di una ricerca di sé e del rapporto con gli altri in cui le uniche conoscenze derivano dall’esperienza diretta.

P. Vayer afferma che il bambino vive e cresce circondato da un mondo dal quale dipende strettamente: il mondo degli oggetti e il mondo degli altri. Questo mondo esterno viene percepito dal bambino attraverso il proprio corpo ed è con il proprio corpo che il bambino entra in rapporto con il mondo.

Il contesto, o “setting” è importantissimo: l’ambiente deve essere protetto e facilitante, verranno preparati e scelti gli oggetti che verranno messi a disposizione del bambino (palla, foulard, cerchi, bastoni, corde, giochi da costruire, etc.).

Il terapista accudisce e osserva il comportamento non verbale, cerca di mettere a proprio agio, comprendere e non giudicare il bambino, cercando un rapporto di empatia con l’obiettivo di percepire gli stessi sentimenti ed emozioni provati dal bambino, che in questo modo si sente capito e arriva ad instaurare con lui una relazione solida e di fiducia.

La terapia psicomotoria relazionale è rivolta a tutti i soggetti con problemi comportamentali: autismo, iperattività, eccitazione psicomotoria, ipoattività, disturbi di attenzione, dislessia e disgrafia, etc.

La progettazione avviene dopo un incontro preliminare e una serie di osservazioni incrociate con vari tecnici dell’equipe di lavoro.

Gli obiettivi sono: ricostruzione del Sé (ripercorrendo quindi le tappe evolutive eventualmente saltate), autonomia personale e relazionale, controllo emotivo e del proprio corpo.

La psicomotricità è una pratica educativa che consente al bambino di esprimersi attraverso il corpo e il gioco spontaneo; attraverso il gioco psicomotorio (senso-motorio, simbolico e di socializzazione), il bambino sperimenta modalità di relazione efficaci , acquisisce competenze relazionali e canalizza l'energia usandola in maniera costruttiva: rappresenta desideri, esorcizza paure, risolve situazioni conflittuali intrapsichiche, sperimenta nuove strategie di relazione.

Le sedute si svolgono all’interno di un setting ben definito (tempi, spazi e regole definiti dallo psicomotricista in relazione al percorso del soggetto, in base all’età, alla situazione cognitiva, alle necessità emergenti del bambino e all’originalità e unicità del singolo), all’interno del quale il gioco si può svolgere in un’area di sicurezza fisica e affettiva, creando la possibilità di un cambiamento nel bambino.
La Psicomotricità Relazionale, si propone come obiettivi la crescita armoniosa nelle tre direzioni motoria, affettiva e cognitiva, lo sviluppo dell’identità, l’incremento della comunicazione e il superamento di eventuali difficoltà presenti attraverso la creazione di un clima di fiducia tra bambino e psicomotricista, la condivisione spontanea dell’esperienza ludica e l’accettazione dei tempi e delle modalità espressive del bambino.

Il CSRA si avvale di uno Psicomotricista dell’età evolutiva ???? che esercita in ambito educativo, con proposte di percorsi di psicomotricità a gruppi, e in ambito terapeutico, occupandosi di ritardi, sindromi psico e neuromotorie, disturbi del comportamento e della comunicazione, difficoltà d’apprendimento legate a danni neuromotori e/o disturbi dell’area cognitiva e/o affettivo-relazionale.